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16 aprile 2003


Americani e europei differenze a confronto

Scrive Paolo Mieli nella sua rubrica di dialogo con i lettori:



(..) per comprendere se Europa e Stati Uniti si stanno divaricando o se quel processo di divaricazione che pure è innegabile si è stabilizzato, è proficuo astrarsi dal contingente. Meglio dedicarsi alle letture (..)  le suggerisco di leggere il libro di Robert Kagan «Paradiso e potere; America ed Europa nel nuovo ordine mondiale» testé pubblicato da Mondadori. Kagan passa in esame gli stereotipi con i quali americani ed europei si guardano a vicenda. Gli Stati Uniti sono dipinti da noi europei come una nazione dominata dalla «cultura della morte» con un temperamento bellicoso che è il frutto naturale di una società violenta, nella quale ognuno ha in casa un fucile e trionfa la pena capitale. Gli americani ci appaiono come gente che fa più facilmente ricorso alla forza, meno pazienti in diplomazia, tendenti a dividere il mondo in buoni e cattivi, tra amici e nemici. Noi invece sembriamo a loro persone che si concentrano sul processo anziché sul risultato nella convinzione che con il tempo il processo diventa sostanza.
(..) lo studioso ricorda agli americani che la Gran Bretagna può diventare parte trainante dell’Europa contraddicendo con ciò il cuore dello stereotipo di cui s’è detto. E fa osservare a noi che di fronte all’uso della forza quasi tutti i democratici americani hanno in genere un atteggiamento più simile a quello dei repubblicani che a quello di gran parte degli europei. «Negli anni Novanta - scrive Kagan andando con la memoria ai bombardamenti di Clinton contro Iraq, Serbia e Sudan - i liberal americani si sono mostrati più propensi a ricorrere alla forza e più manichei nella loro percezione del mondo di quasi tutti i progressisti europei».
Le tesi di questo autore sono molto discusse negli Stati Uniti. Un osservatore di cui ci siamo già occupati ai tempi della discussione a cui lei fa riferimento, Charles A. Kupchan, ha sostenuto che è sbagliato dipingere gli americani come figli del dio Marte e gli europei come se discendessero dalla dea Venere: «Kagan pensa che gli europei abbiano una disposizione congenita a bere vino, caffè e a fare l’amore; io invece penso che gli europei, non diversamente da noi, aspirino a dignità, autonomia, influenza, voce propria; l'Europa è destinata ad ambire a un maggiore ruolo geopolitico. È questione di tempi, non di predisposizioni». Ma una cosa è certa: le differenze che sono venute alla luce in queste settimane, al di là di occasionali riavvicinamenti, restano. Eccome se restano.





permalink | inviato da il 16/4/2003 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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