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13 maggio 2003


Claudio Martelli vs. Giuliano Ferrara

Riassunto delle puntate precedenti. Giuliano Ferrara rimbrotta l'editorialista del Corriere della Sera, Paolo Franchi per un articolo non gradito. Intinge la penna nel curaro aggiungendo che il buon Franchi è stato assunto al Corriere grazie ad un aiuto dell'Elefantino, giunto poiché martelliano.

Risposta di Franchi. Dopo sedici anni apprendo dell'aiuto, non capisco cosa c'entra con il mio articolo.

Risposta di Claudio Martelli, non è elegante polemizzare con Franchi per una spintarella, quando proprio tu Giulianone sei stato aiutato dal sottoscritto per entrare al Corriere della Sera

Controreplica di Ferrara:  Onorevole Martelli, che lei sia un bugiardo matricolato lo sappiamo dal tempo del Conto Protezione. Si vergogni di diffamare la gente (perché essere entrati al Corriere con una sua raccomandazione è pura diffamazione). Entrai al Corriere di Piero Ostellino per suggerimento di Alberto Ronchey.  Non si metta mai più sulla mia strada perché la corco: con le mani.

Ultima replica di Martelli (sul Riformista): Sia ben chiaro, a me di rivendicare di aver dato una mano a Ferrara per entrare al Corriere, per lavorare a Reporter, per lavorare alla RAI, non me ne frega proprio niente. (..) Invece Giuliano l’irakeno scoppia di bile, si indigna, nega, scalcia, esorcizza come un indemoniato, mi investe con una gragnuola di contumelie in un crescendo di frustrazione macista (..) si tratta di parole che fanno pena perché alludono a qualche disturbo e di minacce che fanno paura di morire dal ridere. Sta di fatto che io, a Ferrara, negli anni Ottanta, di mani ne ho data più di una. Anche per il Corriere. Non solo fui tra coloro che ne raccomandarono l’assunzione, ma "diedi una mano" anche per contrastare, senza successo, l’opposizione del Comitato di redazione alla sua nomina a inviato da Mosca e, ancora dopo, quando si trattò di rinnovare le forme della sua collaborazione, discutendone amabilmente con Misha (Ugo Stille, il direttore del Corriere che succedette a Ostellino), che si inventò il titolo della rubrica Bretelle Rosse. Non c’è bisogno di un genio per capire che le mie opinioni - ero allora segretario di fatto del Psi con Craxi presidente del Consiglio - avessero più peso della mano di aiuto che Ferrara può aver dato a Franchi che, tra l’altro, al Corriere fu assunto ben prima di Ferrara. (..)  Ferrara vuol essere il leader di questa tendenza, il capo della Guardia repubblicana, per diventarlo deve far dimenticare ai suoi di aver capeggiato per anni la tendenza opposta, l’intesa bipartisan tra destra e sinistra, il “dalemoni underground”. Niente di male -si ripeterà fino alla noia - nel cambiare idea. Niente di male, ma se per provare che si ha ragione oggi si adopera il randello sull’interlocutore di ieri, il numero degli interlocutori è destinato a diminuire drasticamente".




permalink | inviato da il 13/5/2003 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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