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celine [ Noi non cambiamo mai! Né calzini, né padrone, né opinioni, oppure cambiamo troppo tardi, quando non ne vale più la pena ]
 


Blog dall'aggiornamento saltuario per avvenuta seconda paternità del titolare. 



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27 agosto 2003


Travaglio vs Sgarbi

Cronaca a bordo ring dell'incontro Vittorio Sgarbi vs.  Marco Travaglio ospitato dall'Unità.  Sgarbi si butta a corpo morto sul suo avversario. Fendenti scomposti (i suicidi di Cagliari e Lombardini, il caso Ariosto...) e fuori misura. Travaglio schiva e rintuzza senza affondare il colpo del ko (della condanna di Sgarbi per assenze ingiustificate si occuperà in una delle prossime puntate di Bananas). Giudizio univoco. Vittoria ai punti del sodale di Luttazzi.




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15 luglio 2003


Paolo Mieli vs Enrico Deaglio

Lei, , caro Mieli, mi ha chiesto gentilmente di comunicare ai lettori di Diario che la previsione pubblicata sul settimanale nel marzo scorso sulla guerra in Iraq («centomila morti al minimo, quattrocentomila al peggio») era infondata. Lo faccio volentieri. Ricordo però che si trattava di un'elaborazione matematica basata sull'assunto di una guerra di 54 settimane, uso di armi chimiche, difesa di Bagdad, tutte cose che allora erano date per possibili, se non probabili. Come si sa, la guerra ha avuto un andamento molto diverso (..) Per quanto riguarda Cassandra, che lei identifica come una antipatica profetessa di sventure («Le moltissime Cassandre italiane che si avventurarono nella profezia vietnamita»), quella giovane principessa troiana in realtà ebbe sempre ragione: non approvò la permanenza di Elena a Troia e supplicò i concittadini di non fare entrare il cavallo in città. Io la chiamerei per un briefing alla Casa Bianca, la Cassandra. Ma la Condoleezza Rice non vuole, le sta antipatica.
Enrico Deaglio - Milano

Caro Deaglio, la ringrazio per la sua messa a punto in merito alla (errata ancorché assai diffusa) previsione di un Vietnam iracheno. Lei dice che l’ «elaborazione matematica», invero assai pessimista, delle Cassandre collaboratrici del Diario si basava sulla previsione di un conflitto della durata di 54 settimane. Ma l’amministrazione Bush aveva annunciato che la guerra si sarebbe protratta per un lasso di tempo che andava da un minimo di tre settimane a tre mesi. Che senso aveva, allora, far calcoli su un periodo di oltre un anno? In base a quella logica, si sarebbe potuto prefigurare un confronto armato di 540 settimane e prospettare un lutto di tre o quattro milioni di morti. O di 5.400 settimane e prevedere morti nell’ordine delle decine di milioni...
Quanto al resto, Barbara Spinelli, pur ipercritica nei confronti di Bush, ha scritto che « è vero, le armi di distruzione di massa non sono state scoperte in Iraq, ma in cambio sono state trovate le fosse di distruzione di massa». E in effetti sono state rinvenute sessantacinque «fosse di distruzione di massa» con i resti di oltre trecentomila oppositori di Saddam Hussein (eccoli qui i morti a centinaia di migliaia).
(...) Sulla Cassandra di Omero, Eschilo e Virgilio (ma solo su quella), invece, sono d’accordo con lei.




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9 luglio 2003


Vittorio Sgarbi vs Curzio Maltese


Cronistoria, ieri Vittorio Sgarbi attacca Curzio Maltese, editorialista de "la Repubblica", reo di aver attaccato il Cav. per l'uso improprio del "tu", anziché il più rispettoso "lei", rivolto al presidente Ciampi


Oggi Curzio Maltese scrive al Giornale per dire di non aver mai scritto una riga sull'argomento.

 

La controreplica di Sgarbi si è limitata a far pubblicare dal Giornale l'articolo che Maltese scrisse il 26 luglio del 2002. questo il passaggio incriminato: "Sono felicissimo di restare agli Esteri, nonostante i tuoi continui inviti", ha detto (Berlusconi, nota di Céline) arrivando a dare del "tu" al capo dello Stato, neanche fosse Galliani.




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24 giugno 2003


Goldkorn vs Veltroni

 

Sul suo blog Contaminazioni Wlodek Goldkorn, giornalista dell'espresso, attacca il sindaco Veltroni e la sua ultima fatica letteraria

"Il sindaco, insomma, il sindaco ha il diritto di scrivere un libro. Ma sarebbe meglio che lo facesse, dopo che ha smesso di amministrare una città così complicata".



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20 giugno 2003


Manconi vs Pierluigi Battista

 

Non pago della gaffe fatta ed evidenziata da Pierluigi Battista, Luigi Manconi insiste sull'Unità di oggi a sostenere che il Corriere della Sera di Piero Ottone non censurò il nome di Montanelli, quando questi venne gambizzato dalle Br. Come già scritto su questo blog, Manconi non capisce che titolare "I giornalisti nuovo bersaglio della violenza. Le Brigate rosse rivendicano gli attentati" con occhiello "Dopo i magistrati e le forze dell'ordine i gruppi armati colpiscono la stampa", non scrivendo il nome di Montanelli non fu una scelta felice. Sì nell'articolo, nell'editoriale si fa il nome di Montanelli, ma nel titolo non c'è. Punto. Non si tratta quindi di falso storico, ricordare la scelta omissiva di Ottone.

A supporto della sua tesi, Manconi sostiene che anche la Stampa titolò allo stesso modo, facendo riferimento ai giornalisti. Dimentica di dire una cosa. Il quotidiano di Torino pubblicò in prima pagina una foto di Montanelli

 




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20 giugno 2003


Cotroneo vs Premio Strega

 

(da Cottron Club) Adesso formiamola una catena. So dai report del mio giornale, che ogni giorno si collegano a questo blog 2500 persone. Allora ai miei 2500 giornalieri dico una cosa. Ho quasi finito di leggere un romanzo. L'autore e' esordiente, ha 24 anni, è romano, e si chiama Errico Buonanno. Ha pubblicato un romanzo intitolato "Piccola serenata notturna". Lo ha edito Marsilio, conta 260 pagine. Nel 2001 questo libro ha vinto il premio Calvino per l'opera inedita. Bene, e' un libro strepitoso. Ambientato negli anni Venti, nella Roma fascista, e non solo a Roma. Se potessi dire, e lo dico, non sembra un libro scritto da un ragazzo che all'epoca aveva 21 o 22 anni. E' stupefacente come sappia tenere il ritmo della pagina, come sappia descrivere un mondo perduto come lo conoscesse alla perfezione. Sono davvero impressionato e contento di aver letto una cosa del genere. Niente stupidaggini generazionali, niente linguaggi sperimentalmente inutili, niente cannibalismi che reggono una giornata. Ma molta capacità di raccontare e una irresistibile ironia. Allora vi dico una cosa. So che questo è uno dei libri candidati alla cinquina dello Strega, buono per fare da sponda alla vittoria annunciata e plebiscitaria di Melania Mazzucco. Solo che questo romanzo e' infinitamente più bello di quello di Melania Mazzucco (che per altro è un libro più che dignitoso, per quanto noiosissimo). Allora io il signor Buonanno non lo conosco, non e' un mio parente, non percepisco diritti d'autore sottobanco. Però vi dico, uscite e compratelo (13 € soltanto) leggetelo, e fatelo leggere. Operate un vero e proprio passaparola. Fate stampare all'editore una seconda edizione, e se volete scrivete i vostri commenti in questo blog. Se lo merita e ve lo meritate anche voi un libro così, contro tutti i luoghi comuni di un mondo letterario fatto di romanzi di plastica.

P.S. Aggiungo oggi questa appendice, il bravo Buonanno non è entrato nella cinquina dello Strega. Nemmeno all'ultimo posto. Si sono aggiudicati i cinque posti, la vincitrice Mazzucco, Roberto Alajmo che è' già finalista al Campiello (cosa mai accaduta che si fosse in due cinquine importanti), Franco Matteucci, che e' un vicedirettore della Rai, Pietro Spirito e Sandra Petrignani. Come al solito hanno perso un'occasione per segnalare un bellissimo libro. Come al solito il mondo letterario italiano ha dimostrato clientelismo, pochezza e miopia. Fatelo per me, protestate mandando lettere a Fondazione Maria e Goffredo Bellonci (che gestisce lo Strega) in via Fratelli Ruspoli 2, 00198 Roma. Oppure telefonando al numero 06.88327652, oppure mandando un fax al numero 06.8109668, o mandando una mail a: fond.bellonci@flashnet.it. Sommergeteli di proteste, coraggio, se lo meritano.



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24 maggio 2003


Emilio Fede vs Michele Serra

Ho letto "l'Amaca" di Michele Serra a me dedicata. Questa volta, credo, che su quella amaca si dondolerà lui perché intendo sporgere querela. Penale e civile. Qualche tempo fa ho ritirato, quando eravate già stati rinviati a giudizio, una precedente querela che riguardava le frescacce che avevate scritto a proposito di un mio coinvolgimento nell'inchiesta sulla massoneria. L'ho fatto, allora, perché non amo - è contro la mia deontologia - rivalermi sui colleghi. Anche se imbecilli (metaforicamente parlando) come Michele Serra. Devo dire, con tutta franchezza, che da un direttore mi sarei aspettato più rispetto per un collega, io. Certamente più autorevole di questo imbecille di Michele Serra. Metaforicamente parlando è da prendere letteralmente a calci nel culo. È così che si perde credibilità. La vostra. "
Emilio Fede

Gentilissimo Emilio Fede, non ho bisogno di confermarLe la mia opinione sul Suo lavoro di comunicatore: questa Sua lettera ne è già un'eloquentissima conferma. Quereli pure: gli avvocati, dalle Sue parti, non mancano, e i Suoi amici, in Parlamento, stanno già provvedendo a varare mordacchie legislative contro i giornalisti e la libertà di opinione. Per non complicare l'iter, io non La querelerò. Perché ho di meglio da fare e perché la Sua prosa da trivio qualifica Lei, non certo me. Buone cose.
Michele Serra




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19 maggio 2003


Repubblica vs Dini

(Adnkronos) - Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo, giornalisti di Repubblica, hanno dato mandato ai propri legali di agire nei confronti di Lamberto Dini per ''il ristabilimento della verità in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall'ex ministro al settimanale del Tg5 'Terra' su tema Telekom Serbia. ''A distanza di due anni, Dini è tornato a ripetere accuse gravissime, prive di fondamento e già smentite. L'ex ministro ha accusato i due giornalisti di essere stati consapevolmente manipolati da non si sa quale servizio di informazione straniero, compilando l'inchiesta Telekom Serbia sotto dettatura. Senza offrire alcun riscontro alle sue dichiarazioni, il senatore Dini ha associato inoltre i nomi dei due giornalisti a quello del signor Igor Marini, attualmente detenuto in Svizzera e indagato in Italia per truffa e riciclaggio, imputando a tutti e tre lo stesso fine di disinformazione e uno stesso mandante''.




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15 maggio 2003


Liberazione vs D'Alema

Nuova pubblicità per il quotidiano di Rifondazione Comunista. Foto di Massimo D'Alema che sfoglia Liberazione. Titolo: "Per leggere Liberazione non c'è bisogno di essere comunisti"




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13 maggio 2003


Claudio Martelli vs. Giuliano Ferrara

Riassunto delle puntate precedenti. Giuliano Ferrara rimbrotta l'editorialista del Corriere della Sera, Paolo Franchi per un articolo non gradito. Intinge la penna nel curaro aggiungendo che il buon Franchi è stato assunto al Corriere grazie ad un aiuto dell'Elefantino, giunto poiché martelliano.

Risposta di Franchi. Dopo sedici anni apprendo dell'aiuto, non capisco cosa c'entra con il mio articolo.

Risposta di Claudio Martelli, non è elegante polemizzare con Franchi per una spintarella, quando proprio tu Giulianone sei stato aiutato dal sottoscritto per entrare al Corriere della Sera

Controreplica di Ferrara:  Onorevole Martelli, che lei sia un bugiardo matricolato lo sappiamo dal tempo del Conto Protezione. Si vergogni di diffamare la gente (perché essere entrati al Corriere con una sua raccomandazione è pura diffamazione). Entrai al Corriere di Piero Ostellino per suggerimento di Alberto Ronchey.  Non si metta mai più sulla mia strada perché la corco: con le mani.

Ultima replica di Martelli (sul Riformista): Sia ben chiaro, a me di rivendicare di aver dato una mano a Ferrara per entrare al Corriere, per lavorare a Reporter, per lavorare alla RAI, non me ne frega proprio niente. (..) Invece Giuliano l’irakeno scoppia di bile, si indigna, nega, scalcia, esorcizza come un indemoniato, mi investe con una gragnuola di contumelie in un crescendo di frustrazione macista (..) si tratta di parole che fanno pena perché alludono a qualche disturbo e di minacce che fanno paura di morire dal ridere. Sta di fatto che io, a Ferrara, negli anni Ottanta, di mani ne ho data più di una. Anche per il Corriere. Non solo fui tra coloro che ne raccomandarono l’assunzione, ma "diedi una mano" anche per contrastare, senza successo, l’opposizione del Comitato di redazione alla sua nomina a inviato da Mosca e, ancora dopo, quando si trattò di rinnovare le forme della sua collaborazione, discutendone amabilmente con Misha (Ugo Stille, il direttore del Corriere che succedette a Ostellino), che si inventò il titolo della rubrica Bretelle Rosse. Non c’è bisogno di un genio per capire che le mie opinioni - ero allora segretario di fatto del Psi con Craxi presidente del Consiglio - avessero più peso della mano di aiuto che Ferrara può aver dato a Franchi che, tra l’altro, al Corriere fu assunto ben prima di Ferrara. (..)  Ferrara vuol essere il leader di questa tendenza, il capo della Guardia repubblicana, per diventarlo deve far dimenticare ai suoi di aver capeggiato per anni la tendenza opposta, l’intesa bipartisan tra destra e sinistra, il “dalemoni underground”. Niente di male -si ripeterà fino alla noia - nel cambiare idea. Niente di male, ma se per provare che si ha ragione oggi si adopera il randello sull’interlocutore di ieri, il numero degli interlocutori è destinato a diminuire drasticamente".




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12 maggio 2003


Nanni Moretti vs Giuliano Ferrara

"Il credito di cui gode a sinistra Giuliano Ferrara è uno di quei misteri d'Italia che resteranno per sempre insoluti".




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10 maggio 2003


Beppe Severgnini risponde a Giuliano Ferrara

Beppe Severgnini su Italians risponde a Giuliano Ferrara, che in una puntata di "Otto e mezzo" aveva ironizzato sul fatto che sul Corriere della Sera scrive di macchine in doppia fila, mentre per l'Economist (di cui è corrispondente) scrive di politica.

Primo: gli editoriali vengono scritti sempre a Londra (e "Unfit to lead Europe" è un editoriale). Secondo: il sottoscritto ha molto ridotto le sue corrispondenze dall'Italia, suggerendo all'"Economist" di trovarsi un corrispondente a tempo pieno (è in arrivo), perchè il nostro Paese è ormai troppo importante e complesso per occuparsene part-time. Terzo: delle faccende giudiziarie del nostro Presidente del Consiglio non scrivo da almeno due anni; se ne occupano altri. E sai perché? Perchè - come italiano - sento il mio personale conflitto d'interessi; e capisco come il tradizionale anonimato del giornale - che è tradizionale, non lo cambio certo io - possa dar adito a illazioni o, peggio, ad accuse vigliacche ("Tira il sasso e nasconde la mano!"). Non è il caso di Ferrara, che dovrebbe sapere come stanno le cose. Ma altri, nel campo berlusconiano, non si sono fatti scrupoli.
Punto quattro: non è strano che io, in questi anni, mi sia occupato di politica sull'Economist e d'altre cose sul Corriere: semplicemente, i due giornali mi chiedono di fare cose diverse (non più o meno importanti: diverse). E io, giocatore disciplinato di due grandi squadre, ho fatto quello che dicevano gli allenatori




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9 maggio 2003


Armani vs Armani

A chi la totolarità del dominio armani.it (Tgcom




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9 maggio 2003


Travaglio vs Guzzanti

Marco Travaglio per l'Unità

In uno degli articoli che ogni tanto il Giornale gli pubblica per pietà cristiana, il senatore italoforzuto Paolo Guzzanti se la prende con l’autore di questa rubrica, reo di avergli ricordato “di essere stato un giornalista di Repubblica ai tempi delle vicende Sme e Lodo Mondadori, dunque un dipendente di De Benedetti”. Circostanza a suo dire falsa, in quanto “io all’epoca di quei fatti non ero affatto a Repubblica, ma alla Stampa, apertamente schierato con il presidente Cossiga, bersaglio dell’attacco dei giornali di De Benedetti”. Dunque, chi scrive sarebbe “un esemplare perfetto della scuola del nuovo giornalismo che usa la bugia come mazza ferrata”. Come dubitare della parola di Guzzanti, a proposito della carriera di Guzzanti? Se lui giura che non stava più a Repubblica, c’è da credergli, salvo immaginare che menta anche sulla propria biografia o non ricordi più quel che fa. (…)Due le risposte possibili. 1) Guzzanti, nonostante l’età, s’è iscritto alla “scuola del nuovo giornalismo che usa la bugia come mazza ferrata”. 2) Guzzanti è un po’ come Picasso: dal periodo rosa, durato una ventina d’anni, è passato disinvoltamente al periodo azzurro, in concomitanza con la “discesa in campo” del Cavaliere. Ma senza traumi interiori: a ogni reincarnazione, infatti, rimuove la precedente. Dal 1994, festeggia i compleanni insieme a Forza Italia. E crede di avere 9 anni. 




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8 maggio 2003


Lafointaine vs Schroeder

Bella intervista su Repubblica di Andrea Tarquini ad Oskar Lafontaine. L'ex ministro delle Finanze attacca il suo rivale Schroeder, che l'ha escluso dai festeggiamenti per le celebrazioni del comune partito Spd, come fece Stalin con Trotskij. Uno scontro che ricorda la voglia di D'Alema di mandare in soffitta Occhetto.




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7 maggio 2003


Un Barbiere mascalzone

La Respubblica denuncia i "colleghi" del Barbiere la Sera di aver armato qualche hackers per attaccare il loro sito. Per saperne di più.




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6 maggio 2003


Vittorio Emiliani vs Toni Negri

Sull'Unità di questa mattina, Vittorio Emiliani (già direttore del Messaggero e consigliere di amministrazione Rai) attacca Toni Negri. A far saltare sulla sedia Emiliani è stata la dichiarazione rilasciata dall'ex leader dell'Autonomia Operaia al programma "L'infedele" di Gad Lerner. Toni Negri ha affermato che la magistratura si allea di volta in volta a destra o sinistra a seconda della convenienza, e che in Italia i magistrati fanno politica. Conclusione: solidarietà a Cesare Previti e Silvio Berlusconi.




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5 maggio 2003


Udine, scontro nella Cdl, Franz vs Franz

Ad Udine la situazione è incandescente. Forza Italia e An hanno i partiti commissariati. I due commissari Rosso e Russo hanno deciso di candidare a sindaco Daniele Franz deputato di An. La Lega di Bossi andrà per conto suo candidando il consigliere regionale, Maurizio Franz.




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29 aprile 2003


Travaglio vuole le dimissioni di Ferrara

Marco Travaglio sull'Unità chiede a Giuliano Ferrara di lasciare la direzione del Foglio. Dopo averlo definito "Platinette barbuto", Travaglio fa notare come Ferrara nel '94 chiese ad Enrico Mentana di lasciare la guida del Tg5 perché in contrasto con l'editore (Berlusconi). Ora visto che l'editore del Foglio, Veronica Lario (moglie del Cav.), ha preso posizioni anti-Ferrara, con l'intervista sulla guerra concessa a Micromega e la lettera ai familiari delle vittime di Marzabotto, l'elefantino dovrebbe trarne le conseguenze.

I due, Travaglio e Ferrara, non si amano, e da tempo si beccano sui rispettivi giornali. Scrive ad esempio Travaglio oggi "uno con il suo curriculum, in un paese serio, farebbe l'addetto stampa in qualche azienda e le sue comparsate televisive verrebbero accompagnate dalla scritta in sovrimpressione "Pubblicità"

Si attende la replica dell'elefantino

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22 aprile 2003


Valerio Evangelisti vs Magdi Allam

Prosegue su Carmilla l'attacco del direttore-scrittore Valerio Evangelisti al giornalista di Repubblica Magdi Allam, rinominato "Pinocchio d'Egitto". On line la quarta puntata




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