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celine [ Noi non cambiamo mai! Né calzini, né padrone, né opinioni, oppure cambiamo troppo tardi, quando non ne vale più la pena ]
 


Blog dall'aggiornamento saltuario per avvenuta seconda paternità del titolare. 



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C'è del Bang&Olufsen in Danimarca

 


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KrilliX
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31 maggio 2003


Gianni Riotta e il cambio di direttore


Un giornalista, di solito, non commenta sule dimissioni del suo direttore e sulla nomina del suo nuovo direttore. Lo fa discutendo con i colleghi e le colleghe, ma non in pubblico. Questa l'etichetta, da me condivisa, fino a Internet. Adesso sarebbe ridicolo che voi mi chiediate di Sars e Iraq, d Berlusconi e Inter, di inflazione e vacanze e io vi risponda e poi zitto sulle vicende di casa nostra.
Saro' franco: credo che Ferruccio de Bortoli sia stato un direttore eccellente, per come ha tenuto la barra del Corriere in una direzione di intelligenza, modernita' e indipendente moderazione. Mi manchera' e se davvero va a Rizzoli Libri, come pare, buona ragione per continuare a pubblicare i miei libri con quella casa editrice. E' un uomo pacato e liberale, nel senso che apprezza le critiche e le opinioni diverse. Ed e' gentile nei toni, viru' rara nell'Italia 2003 ma forte nella sostanza.
Per come conosco da anni, e leggo, Stefano Folli, credo che chi si aspetti -come qualche giornale ha anticipato- radicali svolte sia precipitoso. Stefano ha studiato con Spadolini e ha il culto del Corriere come istituzione pungolo per la politica. Non lo vedo affatto svoltare dalla tradizione del nuovo Corriere che direttori diversi, da Stille a Mieli e De Bortoli, Cavallari e Ostellino, hanno, in modo diverso e con diverse personalita', onorato.
Cio' detto e' vero che la liberta' di informazione attraversa in Italia un delicato momento. La nostra tradizione e' gracile, i giornali sono da sempre vicini a gruppi di potere politico o economico e i giornalisti, nel senso anglosassone di cani da guardia dell'opinione pubblica critica (ricordate Habermas?), devono(dobbiamo) ancora maturare. A rendere le cose meno facili il conflitto di interessi del premier Silvio Berlusconi, che controllando tv, giornali e case editrici confonde il confine tra politica e informazione. Dalla Rai a Mediaset non sembra che la critica libera si rafforzi, sembra il contrario, rispetto ripeto a una tradizione non gia' brillante.
Ma ai lettori e alle lettrici del Corriere che scrivono preoccupati io dico di avere fiducia. Ferruccio de Bortoli lascia a Stefano Folli un giornale sano, forte e vivo. Io credo che il Corsera continuera' a battersi per restare il miglior giornale d'Italia per dare il suo contributo di riflessioni e commenti, perche' l'Italia si sviluppi in un paese maturo e responsabile. Vedete non c'e' trucco e non c'e' inganno nel nostro mestiere. Andiamo in edicola ogni giorno, il nostro lavoro e' al vostro esame. Se sbagliamo, e quando sbagliamo, voi ve ne accorgete. Resto ottimista, ma dateci una mano con la vostra attenzione e le vostre critiche perche' la ricchezza finale di un quotidiano non e' la sua storia, i suoi editori, la pubblicita', il direttore, i giornalisti, i tipografi: siete voi, lettrici e lettori. Siete voi il Corriere e la sua garanzia di liberta' e io ho fiducia in voi e nel nostro giornale.




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29 maggio 2003


Chi è Stefano Folli

(ANSA) Stefano Folli, designato oggi a succedere a Ferruccio De Bortoli come direttore del Corriere della Sera, ha gia' avuto un incarico di direttore responsabile: ha diretto infatti la Voce Repubblicana, l' organo storico del PRI. Un'origine professionale e politica legata ad una stretta collaborazione con Giovanni Spadolini.
Folli, che e' uno dei piu' conosciuti notisti politici
italiani, e' nato a Roma il 18 giugno 1949 ed e' iscritto fra i giornalisti professionisti dal 1975. Sposato, ha un figlio.
Dopo l'esperienza alla Voce Repubblicana Folli h anche
lavorato al quotidiano romano Il Tempo ed e' entrato al Corriere della Sera durante la direzione di Ugo Stille. Nella sua carriera ha avuto riconoscimenti per l'attivita' professionale: recentemente e' stato finalista del Premio Casalegno.




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29 maggio 2003


Folli ventiseiesimo direttore

- Eugenio TORELLI-VIOLLIER, dalla fondazione (5 marzo 1876)
all'agosto 1891;

- Antonio Alfredo COMANDINI, dal 1 settembre 1891 al 20 novembre 1892;

- Eugenio TORELLI-VIOLLIER, dal 21 novembre 1892 al 1893;

- Andrea CANTALUPI, dal 1894 all'aprile 1896;

- Luca BELTRAMI, dal maggio 1896 al 3 novembre 1896;

- Eugenio TORELLI-VIOLLIER, dal 4 novembre 1896 al maggio 1898;

- Domenico OLIVA, dal maggio 1898 al 23 maggio 1900;

- Luigi ALBERTINI, dal giugno 1900 (gerente dal luglio 1900)
all'ottobre 1921;

- Alberto ALBERTINI, dall'autunno 1921 al 28 novembre 1925;

- Pietro CROCI, dal 29 novembre 1925 al 17 marzo 1926.

- Ugo OIETTI, dal 18 marzo 1926 al 17 dicembre 1927;

- Maffio MAFFII, dal 18 dicembre 1927 al 31 agosto 1929;

- Aldo BORELLI, dal 1 settembre 1929 al 26 luglio 1943;

- Ettore JANNI, dal 1 agosto 1943 al 12 settembre 1943;

- Filippo SACCHI, (direttore del Pomeriggio) dal 3 agosto 1943 al 12 settembre 1943 gerenti responsabili due redattori dal 16 settembre 1943 al 5 ottobre 1943).

- Ermanno AMICUCCI, dal 6 ottobre 1943 al 25 aprile 1945;

- Mario BORSA, dal 26 aprile 1945 al 6 agosto 1946;

- Guglielmo EMANUEL, dal 7 agosto 1946 al 14 settembre 1952;

- Mario MISSIROLI, dal 15 settembre 1952 al 14 ottobre 1961;

- Alfio RUSSO, dal 15 ottobre 1961 al 10 febbraio 1968;

- Giovanni SPADOLINI, dall'11 febbraio 1968 al 14 marzo 1972;

- Piero OTTONE, dal 15 marzo 1972 al 29 ottobre 1977;

- Franco DI BELLA, dal 30 ottobre 1977 al 19 giugno 1981;

- Alberto CAVALLARI, dal 20 giugno 1981 al 19 giugno 1984;

- Piero OSTELLINO, dal 20 giugno 1984 al 28 febbraio 1987;

- Ugo STILLE, dal 1 marzo 1987 al 9 settembre 1992;

- Paolo MIELI, dal 10 settembre 1992 al 7 maggio 1997;

- Ferruccio DE BORTOLI, dall'8 maggio 1997 al 29 maggio 2003.




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29 maggio 2003


De Bortoli sei anni alla guida del Corriere della Sera

Adnkronos - Ferruccio De Bortoli lascia dopo poco piu' di sei anni la guida del 'Corriere della Sera'. E' stato infatti nominato direttore l'8 maggio del 1997 dopo una vita trascorsa al giornale. E' approdato infatti al quotidiano di via
Solferino nel '79, dopo essersi fatto le ossa al Corriere dell'informazione. L'esordio sulle pagine del Corsera' e' come reporter di questioni economiche, sindacali e attualità politica. Per nove mesi scrive sulle colonne del settimanale 'L'Europeo' e,
successivamente, si occupa di attualità economica per 'Il Sole 24 ore', collaborazione che durerà appena sei mesi.

Nell'aprile dell'87 De Bortoli torna al 'Corriere', dove è rimasto in tutto per 24 anni. Inizialmente, caporedattore delle pagine economiche e commentatore; poi, alla fine del '93 diventa vicedirettore del quotidiano, che dirigerà dal maggio 1997 al posto di Paolo Mieli. Durante la sua direzione, il giornale si è molto sviluppato. Primo in Italia per vendite, ha inaugurato anche la stagione dei dorsi regionali (del Veneto l'ultimo nato). 50 anni compiuti proprio qualche giorno fa, il 20 maggio, De Bortoli si è laureato in Giurisprudenza all'universita' statale di Milano. Sposato, ha una figlia.




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29 maggio 2003


De Bortoli verso un importante incarico in Rcs Libri

Lo sostiene l'agenzia Ap.Biscom




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29 maggio 2003


Costanzo è uno stronzo

Lettera del lettore Giorgio Bellocci, di Milano a Sette del Corriere della Sera


Come era prevedibile, l'intervista di Claudio Sabelli Fioretti ad Antonio Ricci (Sette n. 20) rappresenta un esempio di calcolato «cerchiobottismo». AIludo alle risposte di Ricci: uno schiaffo a Emilio Fede, uno a Furio Colombo, una pesante ironia su Schifani, un'accusa a Veltroni eccetera. Anche su Bruno Vespa Ricci non si risparmia. E mi colpisce che Sabelli Fioretti, per stimolare Ricci, arrivi a paragonare Vespa ad Anna La Rosa! Curiosamente, nella panoramica di nomi messi alla berlina da Ricci manca Maurizio Costanzo, il diretto rivale, in termini di palinsesto, di Vespa. La dimenticanza chiama in causa anche Sabelli Fioretti, che, probabilmente, bene conosce la natura di Ricci: professionista che si dichiara «fuori dal coro», ma in realtà assolutamente dentro al sistema; e legittimamente orgoglioso degli ascolti di Striscia la notizia. E, soprattutto, professionista a libro paga di un'azienda dove Maurizio Costanzo conta ancora molto.


Risponde Antonio Ricci
Caro Bellocci, mi sono limitato a rispondere sommessamente alle domande che il giornalista mi ha posto. C'è però un «cerchiobottismo» assolutamente sano: quando riesci a far arrabbiare tutti. E vero che il giornalista non mi ha chiesto di Costanzo. Rimedio subito: Costanzo è uno stronzo, un mafioso e un perverso poliforme. La settimana scorsa durante il suo show ha baciato un sieropositivo: il sieropositivo è ancora vivo. Incredibile! Spero di averla resa felice, facendole presente però che io non sono un professionista, ma un dilettante a capo di un'azienda, la mia, che ha a libro paga anche Mediaset. Baciandola affettuosamente, le rivolgo un monitor, quello di Mediaset.
Antonio Ricci

Risponde Claudio Sabelli Fioretti

Come al solito, Ricci si diverte a rovesciare la realtà. E anche nell'insulto è paradossale. Visto che avevo fatto bene a non chiedergli di Costanzo?




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29 maggio 2003


Stefano Folli nuovo direttore del Corriere della Sera

Ufficiale il cambio.




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29 maggio 2003


Emilio Carelli a Sky News Italia

Emilio Carelli, attuale direttore di TgCom, sarà il responsabile dell'informazione di Murdoch. A prendere il suo posto a TgCom Paolo Liguori
(Dagospia e Prima Comunicazione)




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29 maggio 2003


De Bortoli si dimette? (6)

L’agenzia di stampa Asca riferisce che questo pomeriggio verranno ufficializzate le dimissioni di Ferruccio De Bortoli. Per la sostituzione il favorito continua ad essere l’editorialista Stefano Folli.




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29 maggio 2003


Striscia, arriva il duo Littizzetto-De Filippi

Passato alla Rai Bonolis e in attesa del duo storico Greggio-Iacchetti, Antonio Ricci pensa ad una conduzione di Striscia tutta al femminile: Luciana Littizzetto e Maria De Filippi. Lo scrive il Nuovo.




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29 maggio 2003


Epurazione a Liberazione

Il Barbiere della Sera rivela che a Liberazione – quotidiano di Rifondazione Comunista – non hanno gradito l’ultimo articolo di Fulvio Grimaldi (ricordate quel giornalista del Tg3 che si faceva riprendere sempre con il suo cane?). A Sandro Curzi l’articolo di Grimaldi su Cuba non è piaciuto a tal punto che lo ha licenziato.




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29 maggio 2003


Arriva la sveglia intelligente

L’Università di Uxbridge ha realizzato la prima sveglia intelligente. Si collega ad Internet e se verifica traffico intenso, anticipa il drin. (Il Nuovo)




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29 maggio 2003


Novità editoriali

di Massimiliano Di Giorgio, Reuters
Due storie nere, ambientate nel Sud, in cui compaiono i tentacoli di una mafia tanto rispettabile quanto crudele e dove l'unica fragile speranza resta affidata a una giovane donna. Sono quelle raccontate in due romanzi noir apparsi da poche settimane: "Vittima facile" di Luigi Bernardi e "La breve estate dei colchici" di Serge Quadruppani.
Bernardi, 49 anni, bolognese, di mestiere fa tante cose - critico, traduttore, editor, scrittore, giornalista – ed ha una passione per i fatti criminali. Sociologica, politica, letteraria certamente, ma non morbosa, da "Cronaca vera". (..) La storia è quella di un giovanissimo malvivente, Vincenzino, solo al mondo, abituato a vivere di espedienti, che non ha amici ma sottoposti, che aspira a entrare nel giro grande della criminalità attraverso un rapimento. Ma sbaglia tutto, perché sbaglia vittima e soprattutto perché non ha capito che la 'Ndrangheta non è più la Grande Famiglia, se mai lo è stata, ma una Grande azienda che non vuole eroi, ma executive.
Più articolata la narrazione di Quadruppani, 50 anni, scrittore e traduttore, in particolare di Andrea Camilleri e in passato di Valerio Evangelisti. Il protagonista è Simon, ex detenuto, uscito dalla galera dopo 17 anni per una rapina finita in tragedia, rapina che ha commesso coi suoi amici ventenni imbevuti di ideali rivoluzionari e anarchici, da cui si sente tradito. E di cui vuole vendicarsi ricorrendo all'aiuto di un boss della mala del sud-est francese.




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29 maggio 2003


Pronto, potrei parlare con Dio?

(preso da Pfaall) Avrete notato che nei film e telefilm americani i numeri telefonici cominciano tutti per «555»: a parte il 555-1212, che è l'equivalente del nostro 12, e ovviamente non si usa, si tratta di numeri che non esistono in nessuna località americana. In Bruce Almighty («Una settimana da dio») hanno pensato bene di usare un numero fuori standard, che comincia per 776. È il numero che Dio usa per comunicare con Bruce (Jim Carey). Ora, c'è sempre qualcuno che esce da un cinema e prova a fare i numeri che ha sentito citare nel film (mah!). E quelli che lo fanno nel North Carolina si trovano una bella sorpresa: gli risponde proprio Bruce. Non Jim Carey ma un Bruce vero. Pare che uno gli abbia chiesto di parlare con Dio e lui, senza scomporsi, gli ha risposto più o meno «si può fare, figliolo». Già, perché Bruce è un pastore protestante, e quello menzionato nel film è il numero della sua canonica. (associated press)




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28 maggio 2003


E' morta la figlia di Enzo Biagi

Anna Biagi, colpita da ictus, è morta questo pomeriggio a 47 anni.

Le condoglianze di Céline




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28 maggio 2003


La storia segreta delle Brigate Rosse

Su Dagospia ennesima intervista ad Alberto Franceschini e nuove rivelazioni sui grandi vecchi. Per appassionati. Link




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28 maggio 2003


Riotta sui risultati delle elezioni

La sinistra è viva, ma deve guardare al caso con Roma con attenzione. Gasbarra ha battuto Moffa perchè è un candidato migliore, meno legnoso e politicante. Ma al sud le clientele dc sono forti e restano, per ora, aggregate a destra. Ai tempi di Orlando erano passate a sinistra e se la sinistra tornerà forte ripasseranno da quella parte. An deve decidere, o diventa partito forte della destra e dice qualche no a Berlusconi oppure la dissanguano. Storace ne vuol fare un partito di clientele ma Fini sa che è un partito d'opinione. Bossi va a avanti a strappi. Bene i dc, moderati e tranquilli a destra moderati e tranquilli a sinistra. I ds vivi. La sinistra deve cercare un candidato (Prodi?) e tenere buoni con lo spauracchio di una rivincita di Berlusconim Bertinotti no global.
Il pallino resta in casa Forza Italia. Se il cavaliere tiene la sua coalizione insieme è forte, ma se passa il tempo a studiare i suoi problemi e non a fare politica sono guai.
Titanic




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28 maggio 2003


Un uomo, un perché

Non si capisce se la redazione sport di Mediaset lo mandi in onda per puro spirito masochistico o per autoironia. Paolo Bargiggia è il giornalista sportivo meno credibile sul panorama televisivo. In confronto le dichiarazioni di Maurizio Mosca appaiono sobrie ed equilibrate. Oggi Bargiggia - che crede di essere un grande esperto di calciomercato - ha dichiarato che Moratti ha rinunciato a prendere dalla Roma Capello (allenatore) Lucchesi (direttore generale)e Totti, con il quale era stato già raggiunto l'accordo. Ogni commento appare superfluo.




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28 maggio 2003


De Bortoli si dimette? (5)

Dichiarazioni di Cossiga rilasciate all'Adnkronos
''Mi chiedono che cosa mai io sappia di ciò che sta accadendo al Corriere della Sera. Ma che cosa volete che sappia, io sono fuori dal giro dei grandi interessi, finanziari, bancari e industriali. Certo prima avevo tre amici in Mediobanca. Due, Cuccia e Cingano, sono morti e il terzo e' caduto almeno sotto tre pugnali, di cui uno d'oltralpe! De Bortoli mi è stato sempre amico e soprattutto sincero, quando riteneva di non poter pubblicare un mio articolo o una mia lettera non faceva come l'agenzia di informazione del palazzo che, erede ormai come costume della Stefani, censura senza preavvertire. De Bortoli me lo ha sempre detto, anche se una volta mi ha costretto ad acquistare per 42 milioni di vecchie lire lo spazio necessario ad esprimere il mio pensiero attraverso un'inserzione a pagamento''.

''Calabrese o Folli? Calabrese è anche lui un amico, ha diretto con equilibrio Il Messaggero ma temo che poiché sta facendo guadagnare tanti quattrini alla proprietà non lo molleranno dalla direzione della la Gazzetta dello sport, essendosi rapidamente specializzato, data la sua duttile intelligenza, anche in questo settore dove non credo prima sapesse che differenza vi è fra un pallone da calcio e un pallone da rugby. Folli è un vecchio spadoliniano intelligente, ottimo scrittore, duttile che va d’accordo con tutti, dall’estrema destra all'estrema sinistra e poi ha due garanzie: una il palazzo del Quirinale e l’altra non più palazzo Giustiniani, non nel senso senatoriale del termine ma 'via Giustiniani' anche se su di essa si affacciano solo due o tre stanzette, che io di piu' non riuscii da presidente del Senato ad assicurare all'Istituzione ai tempi del gran magistero del buon amico Armandino Corona, spadoliniano anch'esso. Auguri comunque –conclude Cossiga- ,se i fatti matureranno, a De Bortoli ed a Calabresi o Folli che entrambi io stimo''.




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28 maggio 2003


Morte di Luciano Berio: il ricordo di Roberto Cotroneo

Ciao Maestro
E' morto Luciano Berio. Non lo vedevo da un paio d'anni. L'ultima volta nel suo ufficio, al conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Non ci ero mai stato, lui mi fece entrare, e con l'entusiasmo suo, che lo faceva sembrare un ragazzo che aderiva al mondo come nessun altro, mi indicò un grande pianoforte a coda in fondo alla stanza. Un pianoforte ottocentesco. "Questo devi vederlo", mi disse: "sai che era il pianoforte di Franz Listz? Ma non lo puoi suonare però". Luciano Berio era un uomo vulcanico, entusiasta, coltissimo, affettuoso. Attentissimo a tutto, gentilissimo. Ricordo la prova di una sua composizione con un orchestra di giovani di Ravenna al teatro Olimpico di Roma. In sala eravamo solo io e lui. E mentre i ragazzi suonavano una partitura di grande difficoltà (le partiture di Luciano Berio sono sempre state difficili), mi ripeteva sottovoce, con ammirazione: "questi ragazzi sono bravissimi". Ogni volta che interveniva sembrava un maieuta, un padre attento a tirare fuori il meglio da ogni singolo strumento. Era ed è uno dei più grandi compositori al mondo, ma non aveva nulla dei vezzi, delle nevrosi degli artisti, degli scrittori e dei musicisti. Gli devo molto. Quando scrissi il mio primo romanzo, "Presto con fuoco", dedicato alla musica di Chopin, si offrì di leggere il manoscritto e di darmi dei consigli. Gli inviai il manoscritto e lo lesse in soli due giorni. Mi telefonò. Aveva preso appunti precisi. Mi diede suggerimenti preziosi, trasmettendomi un entusiasmo di cui gli sarò sempre grato. Da oggi siamo tutti più poveri. Ciao Maestro.
(Cottron Club)




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