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Il "coraggio" di Piero Ottone (3)

Potevano essere articoli di cronaca, economia, politica, potevano essere il fondo o i commenti, o il "fogliettone", cioè la storia curiosa nella parte bassa della prima. A capo del "politico" c'era Carlo Galimberti, con i suoi redattori Luigi La Spina (oggi grande firma de "la Stampa"), Nicola D'Amico, Walter Tobagi e il sottoscritto. Dietro di noi c’erano gli esteri guidati da Sandrino Rizzi e la sua pattuglia con Mino Vignolo, Sandro Scabello, Renato Ferraro, Marcello Mazzeo. Dall'altra parte del tavolone Luciano Micconi, capo degli Interni, nella stanza in fondo i capiredattori Mario Ramadoro, Giorgio Rossi e Gianfranco Gamucci.
La "lottizzazione" interna dei quattro vice-direttori ("divide et impera") voluta da Piero Ottone aveva affidato alla competenza di Michele Tito la "sovrintendenza" del Politico, mentre Gaspare Barbiellini Amidei, Franco Di Bella e Massimo Riva avevano competenze rispettivamente sulle pagine di Cultura, Cronaca-Interni-Spettacoli, Economia. Il lavoro funzionava così. Galimberti distribuiva fra noi i pezzi appena arrivati, li dovevamo controllare, leggere, passare in tipografia e infine proporre una serie di titoli, che poi passavano "di là", in direzione, attraverso l’ufficio dei capo-redattori, per essere approvati definitivamente e andare in pagina. Oppure poteva accadere che Galimberti assegnasse gli argomenti dei pezzi che dovevano ancora arrivare. In questo caso ogni redattore doveva leggere sulle agenzie tutto ciò che riguardava quel determinato argomento in maniera da essere pronti a segnalare notizie eventualmente mancanti negli articoli in arrivo.
Quel giorno di giugno del 1977 il pezzo e il commento che riguardavano l'attentato a Montanelli vennero affidati a me. Quando Galimberti me li consegnò preparai un certo numero di proposte di titoli, con occhiello e sommari di diverso contenuto. In tutti i titoli da me proposti, ovviamente, c'era il nome di Montanelli. Dico ovviamente perchè non ero così fesso da prendermi la briga di “censurare” quel nome e di macchiarmi di un simile errore professionale. Galimberti prese quei fogli con le mie proposte, diede un'occhiata e li portò di là. Sapeva che si trattava di una patata bollente e voleva coprirsi, giustamente, le spalle.Nessuno di quei titoli venne cestinato nella pre-selezione fatta dal mio capo. Ramadoro li lesse e li rilesse, poi li portò nelle stanze della direzione. Tutti. Piero Ottone era presente, ma sul piede di partenza.

Pubblicato il 12/6/2003 alle 19.22 nella rubrica amarcord.

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