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Il "coraggio" di Piero Ottone (2)

In questi giorni di grandi sommovimenti al “Corriere della Sera” qualcuno ha usato, a sproposito, il nome di Indro Montanelli e, a proposito, quello di Piero Ottone per rievocare episodi ormai lontani di trent’anni. C’è un episodio però su cui molti fanno i super-informati e altri gli smemorati: riguarda il famoso “titolo della vergogna” sulla prima pagina del Corriere pubblicato il 3 giugno del 1977, il giorno dopo l’attentato delle BR contro Montanelli all’ingresso dei Giardini di via Palestro a Milano. Il giorno dell’attentato, Montanelli si stava recando nel suo ufficio al “Giornale”, in piazza Cavour. Poco tempo prima Montanelli era uscito in modo clamoroso dal Corriere, la sua casa per moltissimi anni, sbattendo la porta (anzi era stato "triturato" lentamente e messo nelle condizioni di andarsene), andando a fondare un quotidiano concorrente molto temuto e temibile.
Il nome del grande giornalista non compariva nel titolo del Corriere riguardante quell’attentato, e nemmeno nell’occhiello e nel sommario. Dopo aver letto tante sciocchezze, voglio onorare "il grande Indro" raccontando pubblicamente, ventisei anni dopo, i dettagli di quell’ episodio che ho vissuto in prima persona quando ero alle prime armi di questa professione. Voglio raccontare che cosa accadde davvero quella sera al primo piano di via Solferino, chi diede l'ordine di non scrivere il nome di Montanelli sulla prima pagina, chi commise quell'affronto nei confronti del collega, chi si assunse la responsabilità di quell'errore, chi se la filò per lasciare ad altri l'onere di un'onta che è rimasta tra le pagine più brutte del giornalismo.
E spero che questo serva a spiegare qual era il clima di quegli anni in via Solferino. Per paragonarlo, se del caso, a quello che oggi qualcuno vorrebbe far ritornare (ma siamo certi che Stefano Folli lo impedirà). Nel pomeriggio di quel due giugno di ventisei anni fa io lavoravo nella redazione politica del "Corriere". La definizione non è appropriata poichè in realtà in quel settore - nello stanzone con il famoso (e scomodo) tavolo di lavoro dei tempi di Albertini - no, non è antenato del sindaco di Milano - non ci si occupava solo di politica, ma si preparavano i titoli e si "passavano" tutti i testi della prima e della seconda pagina.

Pubblicato il 12/6/2003 alle 19.22 nella rubrica amarcord.

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