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L'inquietudine di Sartori

 

A quanto pare, oramai sono il più antico editorialista del Corriere della Sera . (..) Ne approfitto per dichiarare subito, in premessa, che in questo giornale la mia indipendenza e libertà di opinare è sempre stata assoluta (..) con me Ferruccio de Bortoli non si è mai lamentato. Le lamentele su di me se le prendeva lui. (..) Allora, cosa è successo al Corriere ? Giuliano Ferrara (..)  doveva essere in vena burlesca quando ha scritto che «è da provinciale o da furbetti inquietarsi per un cambio di direzione in un grande giornalone ... La notizia vale più o meno come l’avvicendamento del prefetto di Bologna». Ebbene sì, lo confesso: io sono provinciale (furbetto temo di no), e quindi io mi inquieto. (..) Anche Piero Ottone, che sostituì Spadolini alla direzione del Corriere nel 1972, minimizza. Scrive così: «Potere politico, libertà di stampa; è guerra continua in tutto il mondo». La differenza è che altrove questa guerra si combatta con i guanti; da noi un po’ meno. Ma, continua Ottone, «il metodo è sempre eguale, il potere politico chiede di cambiare il direttore, e se la proprietà del giornale rifiuta di cambiarlo il potere politico cerca di cambiare la proprietà». E ricorda il caso davvero lontano (del 1953) della Gazzetta del Popolo di Torino diretta da Massimo Caputo (..) Qual è, allora, l’analogia con il caso del Corriere ? Un giornale che perde soldi è sempre facilmente venduto e comprato. Il Corriere è invece in attivo: e poi come si fa a comparare un giornalino con «il giornalone»? Le vicende del Corriere le conosco bene anche io. Finora il potere politico ha conquistato il Corriere soltanto con Mussolini. Ma dopo la fine della dittatura fascista tornò saldamente in mano ai Crespi (..) che lo riportarono nel solco albertiniano del grande giornale liberal-moderato del Paese. E nei decenni dei Crespi la sola «rivoluzione» fu quella della nomina a direttore di Ottone (..) che  portò in Via Solferino la contestazione di quegli anni, così «smoderando» la tradizione moderata del giornale. Ma Ottone fu scelto quasi soltanto da Giulia Maria Crespi.
(..) Poi sono cominciati gli «assalti» ricordati da Ottone: Cefis, la P2, Tassan Din, e simili. (..) tutti questi assaltatori vennero, dopo poco, sconfitti e dissolti nel nulla. (..) E ora? Ora, dicevo in esordio, io sono inquieto. (..) Il titolo dell’editoriale di avvio del nuovo direttore, di Stefano Folli, è «Il coraggio dell’ottimismo». Un titolo azzeccatissimo che mi ha fatto tornare in mente il detto tante volte ridetto da Norberto Bobbio: che il pessimismo della ragione deve essere combattuto dall’ottimismo della volontà.
(..) la vicenda del Corriere si iscrive nel contesto dell’Italia di Berlusconi, sempre più di sua proprietà, sempre più posseduta da lui. «Berlusconi - scrive il Guardian inglese - è l’uomo più ricco d’Italia, il suo primo ministro e fruisce di illimitato accesso alla televisione: dopotutto ne possiede gran parte, così come possiede fette di quasi tutti gli affari italiani». Già. E la sola fetta che gli manca, per fare l’ en plein , è quella del Corriere. Naturalmente Sua Emittenza nega di avere non dico uno zampone ma nemmeno uno zampino nell’assedio al Corriere . (..) Intanto anche le panchine dei giardini pubblici di Milano sanno che le liste di proscrizione di Berlusconi non si fermano a Viale Mazzini ma che si estendono anche a via Solferino.
Inutile, e anche impossibile, far finta di niente. La battaglia sul Corriere è in corso, e con questa battaglia siamo ormai alla linea del Piave. Il Corriere è un grande giornale anche perché tiene assieme e rappresenta le varie anime del Paese. I «corrieristi» di destra si irritano un po’, alle volte, quando scrivo io; quelli di sinistra si irritano, talvolta, quando scrivono altri. Ma conservatori e progressisti, polisti e ulivisti, continuano ad amare il Corriere e a sentirlo come il loro giornale. Non importa che un lettore sia di fede azzurra. Anche per lui un Corriere che perde la sua indipendenza, che viene imbavagliato, sarebbe una sconfitta. Anche per lui deve esistere un confine che il Cavaliere non deve varcare, un limite che il Cavaliere non deve superare. Spero che in questi frangenti tutti i lettori del Corriere si uniscano, senza distinzione di parte e di partito, per sostenerlo e difenderlo.

                                  

Giovanni Sartori, Corriere della Sera

Pubblicato il 27/6/2003 alle 17.2 nella rubrica edicola.

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