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Il Cav. e la stampa estera

(da Titanic di Gianni Riotta)

Confesso: quando leggo attacchi al primo ministro italiano, che pure ho spesso e volentieri criticato, mi rammarico. Non è una sindrome da libro Cuore, dagli Appennini alle Ande. E' solo che chi ha vissuto a lungo all'estero sa che siamo giudicati tutti insieme dai pregiudizi come italiani, grandi e piccoli, ricchi e poveri, di sinistra o di destra. Detto questo, sarebbe però miope credere che dietro gli attacchi ci sia solo l'astio dei "comunisti". Durissimi con Berlusconi sono giornali di centrosinistra come Le Monde e The Guardian. Ma altrettanto duri sono giornali decisamente conservatori come Financial Times e The Economist. Non la sinistra, ma Berlusconi dovrebbe chiedersi come mai pubblicazioni che condividono la sua filosofia pro libero mercato e pro business gli diano addosso. Perché, caro lettore, il capitalismo funziona sulle regole, i politici, gli imprenditori, la legge, i sindacati, i giornalisti, la società civile. In Italia abbiamo realizzato un frullato che confonde ogni confine delle società liberali, e non dobbiamo offenderci se ce lo fanno notare. A questo proposito mi permetta di dirle che da trent'anni scrivo di politica internazionale e mi è capitato, a volte a torto, a volte a ragione, di dare addosso a tanti leader stranieri. E' il mio dovere di giornalista e non sarò certo io a criticare i colleghi, progressisti e conservatori, che fanno altrettanto. E' vero infine che tante critiche, soprattutto di francesi e tedeschi, approfittano del conflitto di interessi di Berlusconi per rispolverare logori cliché anti italiani. Basta risolvere il conflitto, e le critiche in malafede cadranno nel vuoto.
Pubblicato il 2/7/2003 alle 14.55 nella rubrica edicola.

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