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La svolta di Israele

di Fiamma Nirenstein

(..) Il post Saddam comincia con una profferta di pace di Sharon. (..) dichiarazioni importanti per motivi generali e particolari.
Quelli particolari: il premier annuncia la disponibilità a sgomberare territori per procedere a un accordo di pace che comprende la nascita di uno Stato Palestinese, purché non si debba rinunciare alla sicurezza. Sharon chiama per nome luoghi che sono «la culla del popolo ebraico» come Shiloh, Beit El, luoghi biblici, che dall’Intifada nessuno osa nominare parlando di sgombero. Un messaggio interno fortissimo.
Ma le radici dell’uscita di Sharon sono la cosa più seria. (..) Il mondo mediorientale ha visto che le dittature, che abbisognano intrinsecamente di un nemico da odiare, non sono eterne. Qualcosa si muove. Da ieri il ministro delle Finanze palestinese Salam Fayad, invece di passare gli stipendi degli uomini armati ai capi delle varie fazioni della polizia, pagherà i salari tramite banca: è un colpo alle milizie personali. Fayad ha battuto Arafat, che non voleva. (..) Inoltre non perverranno più da Saddam i 25 mila dollari a famiglia di «shahid» palestinese. Tutta l’area ha ricevuto un segnale sulla sorte che può subire una dittatura armata e amica del terrore. A Gerico armi rubate sono state restituite a Israele dall’Autonomia Palestinese. E Sharon si espone all’ira dei settler. Il dopoguerra ce ne mostrerà delle belle.

Pubblicato il 14/4/2003 alle 17.11 nella rubrica geopolitica.

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